Descrizione
Palazzo del 18° secolo, su Via Garibaldi n° 25 s’affaccia un’ala di questo edificio, oggi completamente rinnovato e ampliato. Dall’androne si accede al giardino con agrumeto, tuttora esistente.
Lungo il prospetto di Via S. Angelo n 38 s’apriva un grande loggiato (di cui rimangono la decorazione del muro in bugnato, le basi delle colonne e dei piastrini), che corrisponde internamente ad un passaggio di collegamento con l’altra ala del palazzo.
Su Via S. Angelo permane poi il bel portale settecentesco mistilineo con grandi volute laterali piatte e ricche mensole del balcone sovrastante.
La famiglia Ghezzi deriva dalla monopolitana ed antica stirpe dei Laghezza che fin dal 1400 ha dato a Monopoli uomini di chiesa e di governo: Nicola de Ghezza fu infatti abate nel 1420 e Ambrogio fu vicario in sede vacante dopo la morte del vescovo Urbano di Carignano.
L’origine del cognome Laghezza è quello che appare più lampante ed è quello di una gazza, sostenuta da un monte a tre cime, tenente un nastro nel becco e con una stella a sinistra, compare nello stemma che Tommaso Ghezzi fece scolpire su una lapide nella chiesa di S. Antonio che ricorda i lavori di restauro dell’antica sepoltura di famiglia. Gli antenati di Tommaso Ghezzi, furono comunque dei Laghezza, e ciò lo si evince dall’albero genealogico.
La famiglia Manfredi deve il suo cognome al nome germanico Manfredo, che fu introdotto in Italia dai Longobardi ed infine divenne il cognome di questa famiglia monopolitana di origine tarantina. Qualche studioso afferma inoltre che questa famiglia sia dello stesso ceppo dell’omonima famiglia di Faenza, l’origine della quale risalirebbe a Costantino il Grande. I Manfredi, sparsi in varie parti d’Italia, dettero alla Chiesa uomini come Antibono, vescovo di Nicastro nel 1344 e Domenico Antonio, vescovo di Muro e di Bojano; e poi ancora un arcivescovo ad Acerenza nel 1505 ed un vescovo a Trivento nel 1387. Fu proprio “un uomo di chiesa” a trapiantare la casata da Taranto a Monopoli: il 24 Maggio del 1456 Alessandro, patrizio di quella città, divenne vescovo di Monopoli, sede di nomina regia. Uomo coraggioso, fu amico, consigliere e segretario di Ferrante I; fu così che riuscì ad ottenere conferma di tutte le bolle pontificie che sancivano la non dipendenza della diocesi monopolitana da quella di Brindisi e quella di tutti i possedimenti della sede episcopale monopolitana.
Alessandro, devoto di S. Cataldo, dedicò al santo, nel 1464, la fondazione di una confraternita viva ed operante ancora ai giorni nostri. Assieme ad Alessandro vescovo, venne a Monopoli il suo fratello germano, Sebastiano, capostipite dei Manfredi nostri contemporanei.
Palace which dates back to the eighteenth century, on Via Garibaldi 25 faces a wing of this building, now completely renovated and expanded. The hallway leads to the garden with citrus grove, which still exists.
Along the façade of Via S. Angelo 38 opened a large porch (of which remain today the decoration of the ashlar wall, the bases of the columns and plates), which corresponds internally to a passage connecting with the other wing of the palace.
On Via S. Angelo there is also the beautiful eighteenth-century mixtilinear portal with large lateral volutes flat and rich shelves of the balcony above.
The Ghezzi family derives from the Monopolitan and ancient lineage of Laghezza that since 1400 has given to Monopoli men of church and government: Nicola de Ghezza was in fact abbot in 1420 and Ambrogio was vicar in vacant after the death of Bishop Urban of Carignano.
The origin of the surname Laghezza is what appears most glaring and is that of a magpie, supported by a mountain with three peaks, holding a ribbon in the beak and with a star on the left, appears in the coat of arms that Tommaso Ghezzi had sculpted on a tombstone in the church of St. Anthony that recalls the restoration of the old family burial. The ancestors of Tommaso Ghezzi, however, were the Laghezza, and this is evident from the family tree.
The Manfredi family owes its surname to the German name Manfred, which was introduced in Italy by the Longobards and finally became the surname of this Monopolitan family of Tarantine origin. Some scholars also say that this family is the same strain of the homonymous family of Faenza, the origin of which dates back to the Constantine the Great. The Manfredis, scattered in various parts of Italy, gave to the Church men like Antibono, Bishop of Nicastro in 1344 and Domenico Antonio, Bishop of Muro and Bojano; and then again an Archibishop in Acerenza in 1505 and a Bishop in Trivento in 1387. It was precisely “a man of the cloth” to transplant the family from Taranto to Monopoli: on 24 May 1456 Alessandro, patrician of that city, became Bishop of Monopoli, seat of royal appointment. A courageous man, he was a friend, adviser and secretary of Ferrante I; in this way he succeeded in obtaining confirmation of all the papal bulls that sanctioned the non-dependence of the Monopolitan diocese on that of Brindisi and that of all the possessions of the Monopolitan episcopal see.
Alessandro, devotee of St. Cataldo, dedicated to the saint in 1464 the foundation of a brotherhood still alive and operating today. Together with the Bishop Alessandro, came to Monopoli his German brother, Sebastiano, founder of Manfredi our contemporaries.
Notizie tratte:
- Pirrelli Michele, “Monopoli Illustre Volume I, Volume II, Casate e cognomi monopolitani”, Italia Grafica, 1998.
- C.R.S.E.C “ Tra i muri della Storia Materiali per un viaggio nel cuore di Monopoli” Regione Puglia, Assessorato alla
Pubblica Istruzione - Quadernetti d’identità territoriale n 05, 2002.
Ricerca e foto a cura di Angela Marasciulo
Servizio Civile 2012 - Comune di Monopoli «Progetto Espressioni d'identità»
[20 Marzo 2013]
Traduzione: Fabrizio Peconio, tirocinio formativo a.a. 2021/22 presso URP