Descrizione
COMUNICATO STAMPA N.6969
Venerdì 13 marzo 2026 alle ore 18.30 presso il Castello Carlo V di Monopoli si terrà l’inaugurazione ufficiale della mostra “Giorgio De Chirico e Marino Marini. Due maestri della storia dell’arte italiana”, un’importante esposizione dedicata a due protagonisti assoluti dell’arte del Novecento.
All’inaugurazione interverranno il Sindaco Angelo Annese, l’Assessore alla Cultura Rosanna Perricci, il Dirigente dell’Area Organizzativa Affari Generali e Sviluppo Locale dott. Pietro D’Amico, la Consigliera Metropolitana di Bari Micaela Paparella e il curatore della mostra Lorenzo Madaro, professore ordinario di Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.
L’esposizione, visitabile fino al 2 agosto 2026, presenta una selezione di opere provenienti da collezioni private, offrendo al pubblico l’opportunità di approfondire il percorso creativo di due artisti che hanno segnato in maniera determinante la storia dell’arte moderna.
La mostra intende indagare i nuclei fondamentali della ricerca di Giorgio De Chirico, fondatore della pittura metafisica, e di Marino Marini, uno dei più grandi scultori e incisori del Novecento. Attraverso una selezione ragionata di opere, il percorso espositivo mette in dialogo due visioni artistiche profondamente diverse ma accomunate da una forte tensione filosofica e simbolica.
Per Giorgio De Chirico, tra i maestri più influenti delle avanguardie storiche, il percorso espositivo attraversa i temi della mitologia, della classicità e dell’architettura metafisica, restituendo l’atmosfera enigmatica e sospesa delle sue celebri Piazze d’Italia, spazi immaginari dominati da prospettive stranianti, lunghe ombre e silenzi carichi di mistero. La sua pittura, sospesa tra memoria e visione, ha influenzato profondamente l’arte del Novecento, anticipando molte delle intuizioni che saranno sviluppate dal Surrealismo.
La sezione dedicata a Marino Marini mette invece in luce la sua straordinaria versatilità espressiva, con particolare attenzione alla produzione grafica, ambito nel quale l’artista raggiunge risultati di grande intensità poetica e tecnica. Il percorso comprende opere legate ai suoi temi più celebri – cavalieri, cavalli e figure simboliche – e preziosi album di litografie realizzati negli anni Sessanta e Settanta, tra cui Personnages du Sacre du Printemps, pubblicato nel 1974 e ispirato all’opera di Igor Stravinskij.
Attraverso pittura, grafica e incisione, la mostra offre uno sguardo approfondito su due figure centrali della cultura artistica europea del Novecento, evidenziando il loro dialogo con la tradizione classica e, al tempo stesso, la loro capacità di aprire nuove prospettive nella ricerca artistica contemporanea.
L’iniziativa rappresenta un’importante occasione culturale per la città di Monopoli, confermando il ruolo del Castello Carlo V come luogo privilegiato per la valorizzazione e la diffusione dell’arte e della cultura.
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Giorgio De Chirico è stato uno dei più importanti e influenti artisti del XX secolo, fondatore della pittura metafisica e figura chiave nella nascita dell’arte moderna europea. La sua opera, sospesa tra sogno e realtà, ha esplorato il mistero del tempo e dell’esistenza attraverso immagini enigmatiche, piazze deserte, statue classiche e manichini immobili. Nato a Volos, in Grecia, da genitori italiani, de Chirico cresce in un ambiente colto e cosmopolita. Dopo aver studiato presso il Politecnico di Atene e l’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, entra in contatto con la pittura simbolista e con il pensiero di Nietzsche, Schopenhauer e Arnold Böcklin, influenze che segneranno profondamente la sua visione artistica. Queste letture lo conducono a concepire l’arte come rivelazione del mistero nascosto nelle cose quotidiane. Tra il 1909 e il 1911 soggiorna in Italia, stabilendosi poi a Parigi, dove entra in contatto con l’avanguardia e con artisti come Pablo Picasso e Guillaume Apollinaire. È in questo periodo che de Chirico elabora il linguaggio della pittura metafisica: prospettive distorte, ombre allungate e atmosfere sospese danno vita a visioni inquietanti e poetiche, lontane dal realismo e dalla logica del tempo. Opere come L’enigma dell’ora (1911) e La nostalgia dell’infinito (1913) rivelano la sua ricerca di un senso oltre l’apparenza, dove ogni oggetto diventa simbolo e presagio. Rientrato in Italia durante la Prima guerra mondiale, de Chirico viene assegnato all’ospedale militare di Ferrara, dove incontra Carlo Carrà. Insieme, fondano il movimento della Metafisica, che influenzerà profondamente le generazioni successive e aprirà la strada al Surrealismo. Il suo mondo fatto di torri, portici, statue e manichini diventa emblema di una visione sospesa tra razionalità e sogno, tra memoria e premonizione. Negli anni ’20, dopo un periodo di grande notorietà, de Chirico si allontana dalla pittura metafisica per tornare ai modelli classici del Rinascimento e del Barocco, sviluppando un linguaggio più tradizionale ma sempre personale. Questa scelta, accolta con sorpresa dalla critica, dimostra la sua indipendenza intellettuale e la costante tensione verso la libertà creativa. Nel corso della sua carriera, de Chirico lavora anche come scrittore e teorico, pubblicando saggi e memorie che riflettono la sua concezione filosofica dell’arte. Tra le sue opere letterarie più note si ricordano Hebdomeros (1929) e i Memorie della mia vita, testi che mescolano autobiografia e riflessione metafisica. Le sue opere vengono esposte nei più importanti musei del mondo, tra cui il Museum of Modern Art di New York, il Centre Pompidou di Parigi e la Tate Modern di Londra. La Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, istituita a Roma, ne tutela l’eredità artistica e intellettuale. Giorgio de Chirico muore a Roma nel 1978, lasciando un corpus immenso di opere e scritti. La sua visione metafisica del mondo, sospesa tra il visibile e l’invisibile, continua a esercitare un’influenza profonda sull’arte contemporanea, dal Surrealismo alla fotografia concettuale, fino alle poetiche postmoderne del mistero e della memoria.
Marino Marini nasce a Pistoia il 27 febbraio 1901. Nel 1917 si iscrive all’Accademia di Belle Arti a Firenze dove segue i corsi di pittura di Galileo Chini e di scultura di Domenico Trentacoste. I primi anni della sua attività sono dedicati alla pittura, al disegno e alla grafica. Nel 1926 risiede a Firenze; l’anno successivo conosce a Monza Arturo Martini che, due anni dopo, lo chiamerà a succedergli all’insegnamento all’I.S.I.A., presso la Villa Reale di Monza. Nel 1928 partecipa a Milano alla mostra del gruppo “Novecento”. Nel 1929 soggiorna a Parigi, dove ha occasione di entrare in contatto con De Pisis, Picasso, Maillol, Lipchitz, Braque, Laurents. Su diretto consiglio di Mario Tozzi, invia la scultura in terracotta “Popolo” all’Esposition d’art italien moderne alla galleria Bonaparte di Parigi. Continua ad esporre con il gruppo “Novecento” a Milano (1929), Nizza (1929), Helsinki (1930) e Stoccolma (1931).
La sua prima personale, a Milano, è del 1932; nel 1935 vince il primo premio per la scultura alla Quadriennale di Roma. Sono questi gli anni in cui Marino circoscrive la sua ricerca artistica a due tematiche essenziali: il cavaliere e la pomona. Nel 1938 sposa Mercedes Pedrazzini, affettuosamente rinominata Marina, che gli sarà accanto per tutta la vita. Nel 1940 lascia l’insegnamento a Monza per la cattedra di scultura all’Accademia di Brera, che tiene fino al 1943, quando, per lo scoppio della guerra, si rifugia in Svizzera.
In questi anni ha l’occasione di frequentare Wotruba, Germaine Richier, Giacometti, Haller, Banninger, e di entrare in contatto con le realtà artistiche più avanzate in Europa. Espone a Basilea, Berna e Zurigo. Terminata la guerra Marino torna a Milano, riaprendo lo studio e riprendendo l’insegnamento a Brera. Nel 1948 la Biennale di Venezia gli dedica una sala personale; incontra Henry Moore, con il quale stringe un’amicizia particolarmente importante per la sua produzione artistica, e Curt Valentin, mercante che lo fa conoscere sul mercato europeo e statunitense. Durante il soggiorno americano Marino conosce Arp, Feininger, Calder, Dalì, Tanguy. Si intensificano le esposizioni e i riconoscimenti ufficiali in ambito internazionale a partire dalla personale a New York nel 1950, al monumento equestre commissionato dalla municipalità dell’Aia nel 1958-59, alle mostre di Zurigo (1962), Roma (1966) e l’esposizione itinerante in Giappone (1978). A partire dagli anni Settanta prendono forma realtà museali a lui dedicate. Nel 1973 a Milano si inaugura il Museo Marino Marini nella Civica Galleria d’Arte Moderna. Nel 1976 la Nuova Pinacoteca di Monaco di Baviera gli dedica una sala permanente. Nel 1979 si inaugura a Pistoia il centro di documentazione dell’opera di Marino Marini, che dal 1989 viene collocato nel restaurato Convento del Tau. Marino muore a Viareggio nel 1980. Pochi anni più tardi, nel 1988, si inaugura il Museo Marino Marini di Firenze, a seguito di una donazione di opere al capoluogo toscano, città fortemente amata dall’artista.