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Ambiente e territorio

L'acquedotto L'acquedotto
 
L’Acquedotto di Puglia
 
La mattina del 24 Aprile 1915 (era un sabato), sin dalle prime ore, la piazza antistante il Palazzo Ateneo, intitolata al re Umberto I, si animò di una folla festante: alle 10:45 dal Fortino sulla Muraglia tre colpi di cannone annunciarono l’imminenza di alto zampillo, che si levò alle 11:00 in punto, dalla vasca al centro della piazza mentre la banda eseguiva la marcia reale.

La realizzazione del più grande acquedotto del mondo, l’acquedotto che portava a Bari l’acqua del Sele, segnava la vittoria della Puglia sulla secolare sete che l’affliggeva. L’avvento dell’acqua era per la gente di Puglia un avvenimento di portata storica.
Una lunga battaglia, iniziata alla fine del Settecento all’epoca del regno di Ferdinando IV di Borbone, riprese nei primi decenni dell’Ottocento, riassunse vigore nel 1867 quando l’ing. Camillo Rosalba indicò il Sele quale fonte più indicata per dare acqua alla “siticulosa Puglia”. Seguirono anni nei quali il problema, tra speranze  e delusioni, alimentava dibattiti e progetti per imboccare la strada giusta nel 1889 grazie all’impegno di Matteo Renato Imbriani  “l’apostolo dell’acqua in Puglia”. Nove anni dopo Giuseppe Pavoncelli, ministro dei Lavori Pubblici, presentò il disegno di legge “per lo studio e la progettazione dell’Acquedotto Pugliese dalle sorgenti della Sanità a Caposele”. Il provvedimento fu approvato dalla Camera nel 1902. Preziosa fu l’opera svolta dal ministro dei lavori Pubblici Nicola Balenzano. Nel 1904 furono appaltati i lavori che ebbero inizio due anni dopo, nel 1906.

Nel 1919 nacque “l’Ente Autonomo per l’Acquedotto Pugliese”, che avrebbe provveduto a portare l’acqua in tutta la Puglia. La guerra era finita da poco e il Paese era impegnato in una grande opera di rilancio delle attività produttive. Bari in particolare inaugurava una stagione di grandi fermenti che ne avrebbero fatto polo di sviluppo di quel Mezzogiorno d’Italia proiettato verso l’Oriente.
Aveva inizio con gli anni Venti un periodo di grande risveglio cadenzato dal sorgere di una serie di stabilimenti industriali, dallo sviluppo delle attività commerciali, accompagnato da un significativo cambiamento edilizio che accompagna la crescita urbanistica della città.

Con il Decreto Reale nr. 2060 del 19 ottobre 1919, la gestione per la costruzione dell’Acquedotto Pugliese passa da un Consorzio fra lo Stato e le province pugliesi ad un Ente Autonomo gestito dai pugliesi con sede in Bari: ciò dette enorme impulso ai lavori, tanto che negli anni successivi la rete idrica fu estesa anche ad altri comuni.
Ancora oggi è possibile visitare a Bari il Palazzo sede dell’Acquedotto Pugliese progettato nel 1924 dall’Ing. Cesare Brunetti e terminato nel 1932, perfetto esempio del romanico pugliese.
 

Notizie tratte da:
-  Lafronza Michele (a cura di), Opuscolo “L’Acqua a Monopoli, città di Monopoli, 1861 - 2011, 150° Anniversario
   Unità d’Italia;

- Cristallo Michele, Palazzi di Puglia, Adda Editore, 2006.


Il Palazzo dell'Acquedotto a Bari



Testo e Ricerca a cura di Angela Marasciulo
Servizio Civile 2012 - Comune di Monopoli «Progetto Espressioni d'identità»
[19 Marzo 2013]
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